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La materia oscura del cyberspazio: le minacce invisibili che nessuno vede

  • 10 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 14 giu


Di cosa parla l’Osservatorio 2026 di Cyberoo?

L’Osservatorio 2026 di Cyberoo fa luce su una minaccia silenziosa e spesso sottovalutata, definita la “materia oscura” del cyberspazio. Si tratta di tutte quelle vulnerabilità invisibili che si annidano nelle infrastrutture IT, come identità fantasma mai disattivate, API dimenticate e token di accesso scaduti ma ancora funzionanti. Secondo il report, il pericolo più grande non è ciò che vedi, ma ciò che non sai nemmeno di avere.



La materia oscura del cyberspazio: le minacce invisibili che nessuno vede


Qual è la reale entità del problema della “materia oscura”?

L'Osservatorio ha monitorato 700 clienti, registrando 2 trilioni di eventi in un anno, pari a 61.000 eventi al secondo. Di questi, solo lo 0,000093% si è trasformato in un allarme reale. La vera sfida, quindi, non è il volume degli eventi, ma la capacità di distinguere quelli davvero critici da tutto il resto. Il dato che fa riflettere è il tempo medio di risoluzione: Cyberoo impiega 4,1 giorni, contro una media mondiale di 21 giorni. Questa differenza notevole non è frutto del caso, ma deriva da una maggiore visibilità, automazione e da processi ben definiti.


Quali sono i vettori di attacco più utilizzati oggi?

Le statistiche più recenti confermano che i cyberattaccanti puntano sempre di più sul fattore umano.

  • Il 40% degli attacchi sfrutta tecniche di compromissione della posta elettronica aziendale (BEC)

  • il bypass dell'autenticazione a più fattori (MFA).

  • Dati aggiornati mostrano che il 79% degli incidenti BEC prevede un bypass dell'MFA.

Questi attacchi non bucano i sistemi, ma le persone, sfruttando la fiducia, l’urgenza e la pressione sociale. Un altro 35% degli attacchi sfrutta vulnerabilità note in poche ore dalla loro pubblicazione (CVE). Il restante 25% riguarda gli infostealer, malware che rubano token, cookie e credenziali cloud per consentire un accesso successivo indisturbato.


Qual è il ruolo dell’errore umano e come si è evoluto il ransomware?

L'errore umano è alla base del 60% delle violazioni dei dati. Non si tratta di negligenza, ma di un meccanismo fisiologico: il cervello, sotto pressione, privilegia le risposte rapide a quelle analitiche. Un’email urgente che sembra vera attiva proprio questo riflesso. Il ransomware, intanto, è diventato più subdolo con la tripla estorsione: non solo cifra e ruba i dati, ma minaccia anche clienti, fornitori e partner. In questo scenario, l'unico vero salvavita è un backup robusto: tre copie, su due supporti diversi, di cui una offline e immutabile, con test di ripristino frequenti.


Quali sono le nuove minacce legate all’Intelligenza Artificiale?

Nel 2026 l'IA non è più un esperimento, ma un elemento dell'infrastruttura, e gli attaccanti lo sanno. Le tecniche più insidiose includono:

  • Prompt injection: l’attaccante nasconde istruzioni malevole nei dati processati dall'IA, che le esegue come legittime.

  • Data poisoning: i dati di addestramento dell'IA vengono avvelenati per fargli prendere decisioni sbagliate.

  • Agenti autonomi: software che decidono e agiscono da soli. Se compromessi, possono causare danni a catena senza intervento umano.


A quali scadenze normative bisogna prestare attenzione nel 2026?

Il 2026 è un anno cruciale per la compliance. Ecco le scadenze principali:

  • AI Act (Agosto 2026): Entrano in vigore gli obblighi di trasparenza. Chi usa IA ad alto rischio deve dimostrarne la robustezza, pena sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

  • NIS2 (Ottobre 2026): Entro ottobre vanno implementate misure minime di sicurezza e la notifica degli incidenti entro 24 ore.

  • Cyber Resilience Act (Settembre 2026): Dal 11 settembre, i produttori devono segnalare vulnerabilità attivamente sfruttate entro 24 ore, anche su prodotti già in commercio.

  • DORA (Già in vigore): Richiede una resilienza operativa dimostrabile, con test continui e una gestione attenta dei fornitori ICT.


Qual è il punto chiave del report e qual è il futuro della cybersecurity?

Il futuro della cybersecurity non è più proteggersi solo da ciò che si conosce, ma rendere visibile l'invisibile. Ogni organizzazione ha la sua “materia oscura”: identità dimenticate, configurazioni mai riviste, processi non mappati. Il rischio reale non è la minaccia che conosci, ma quella che ancora non sai di avere. E, come sottolinea il rapporto, quando la scopri, è spesso troppo tardi.

Fonte: Osservatorio Cyberoo 2026 – "Dentro la materia oscura del cyberspazio"


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