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AI e Sviluppo Software - Perché l’AI da sola non basta? spiegato con 3 esempi facili

2 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min
l'ai da sola non basta

l’AI scrive il codice in cinque secondi, quindi è naturale pensare che lo sviluppo software manuale non abbia più senso


Basta chiedere e arriva il codice: perfetto, pulito, funzionante.

Se guardi i pezzi isolati, assolutamente: l’AI è davvero brava a creare una funzione, un componente o una classe.


Ma i sistemi complessi hanno bisogno di qualcosa di più:

  • coerenza,

  • contesto,

  • memoria

cose che l’AI da sola non ha, e che portano per assuro da un aumento dei costi vediamo perchè con 3 esempi semplici semplici


esempio n.1 Vuoi costruire una casa:

hai dei muratori robot superveloci ordini al robot muratore: “Fammi una parete con una finestra”.

Cinque secondi dopo la parete è lì, dritta, levigata, finestra nel punto giusto.

Se la guardi da sola, è perfetta.

Ha superato quello che in gergo si chiama “test del singolo pezzo”.

Ma tu devi cosstruire una casa intera:

Devi coodinare i robot alrimenti cosa succede :

  • il primo fa la finestra esattamente dove hai chiesto

  • Ma il secondo sta facendo passare i cavi elettrici proprio in mezzo alal finestra

  • Un terzo costruisce una porta che si apre sul vuoto al secondo piano.

Il risultato?

Hai risparmiato tempo nella posa dei mattoni, ma ora devi pagare un esercito di ingegneri che girano per il cantiere per controllare che la casa non crolli.

Il costo non è sparito. Si è spostato ed è pure aumentato.

Dalla manodopera alla verifica. Dal “come” al “perché”.


Esempio n. 2 creare un romando

Chiedi all’AI di scriverti un libro.

In cinque minuti ti genera cinquanta capitoli fantastico

Il capitolo 3, si legge da solo, è bellissimo: prosa pulita, zero errori di grammatica. Poi però leggi tutto il libro e scopri che il protagonista muore al capitolo 2 e ricompare al capitolo 10 senza spiegazioni.

La storia parte da Roma, ma al capitolo 15 siamo a Tokyo e nessuno ha preso un aereo.

La trama non sta in piedi.

E qui arriva il punto:

correggere, revisionare e far tornare la storia di cinquanta capitoli generati in blocco richiede molto più tempo, più concentrazione e più soldi di quanti ne avresti spesi per pianificare il libro con una scaletta chiara fin dall’inizio.

L’AI ti ha fatto risparmiare sulla scrittura, ma ti ha fatto spendere il doppio sulla revisione.


Esempio n.3 un’orchestra senza direttore.

Hai cinquanta musicisti bravissimi, dei veri virtuosi. Ognuno impara la sua parte a memoria in dieci secondi e la suona in modo impeccabile. Se li ascolti uno per uno, sono perfetti. Ma se li metti tutti nella stessa stanza e dici a ciascuno di iniziare a suonare senza uno spartito condiviso, ottieni un caos assordante. Ognuno va al proprio ritmo, usa una tonalità diversa, non ascolta gli altri. Il costo non è più insegnare ai singoli musicisti a muovere le dita. Il costo è ingaggiare direttori d’orchestra e coordinatori che definiscano lo spartito condiviso e controllino che l’insieme produca armonia, non rumore. Nel software, questi coordinatori sono gli architetti, i registri delle decisioni, i contratti tra i moduli. Roba che l’AI non può inventarsi da sola, perché non sa cosa è stato deciso ieri, non sa perché una certa scelta è stata fatta, non sa quale sia il vincolo nascosto.


Il punto è che l’AI eccelle nel “come”.

Le chiedi di scrivere una funzione e la scrive. Le chiedi di generare un modulo e lo genera.

Ma l’AI fallisce sul “perché”.

  • Non ha il contesto.

  • Non ha la memoria del progetto.

  • Non sa nulla delle decisioni prese sei mesi fa in una riunione.

  • Non sa perché una certa API è stata disegnata in un modo e non in un altro.

  • Non sa quali sono i vincoli architetturali che tengono insieme il sistema.

È come un assistente brillante ma smemorato: ti risolve il problema immediato, ma non capisce le conseguenze a lungo termine.


E qui veniamo al testing, che è forse la parte più sottovalutata.

I programmi tradizionali sono come una calcolatrice: premi 2+2 e ottieni sempre 4. Fare un test è facilissimo.

L’AI, invece, assomiglia più a un assistente umano: se gli fai la stessa domanda dieci volte, ti risponderà in modi leggermente diversi.

  • Il 90% delle volte ti dà la risposta perfetta,

  • ma il 10% delle volte potrebbe inventarsi qualcosa.

Si chiama allucinazione. Il costo del testing non diminuisce: aumenta.

  • Perché non puoi più fare un singolo controllo veloce “giusto/sbagliato”.

  • Devi creare test molto più complessi e continui, chiamati Evals, che provano centinaia di casi reali per misurare la percentuale di affidabilità nel tempo.

  • È un lavoro probabilistico, non deterministico.

E richiede tempo, soldi e teste pensanti.


In sintesi:

con l’AI fabbricare i singoli mattoni è diventato facilissimo e quasi gratis.

Ma assicurarsi che i mattoni formino un edificio sicuro, logico e senza crepe è diventato il lavoro più difficile e costoso.

L’AI automatizza la scrittura materiale dell’implementazione, il “come”, ma rende estremamente costoso e critico il giudizio architetturale, il “perché”.

Senza barriere e controlli automatizzati nelle pipeline, la velocità dell’AI rischia di produrre un’erosione della struttura del sistema a un ritmo mai visto prima.


Quindi la prossima volta che senti qualcuno dire “tanto il codice lo scrive l’AI in cinque secondi”, chiedigli:

  • chi lo integra?

  • Chi lo testa?

  • Chi si prende la responsabilità di farlo funzionare insieme?

  • Chi paga il debito tecnico?

Perché il codice è la parte facile. Il difficile è farlo vivere insieme, senza che la casa crolli. E quella, per ora, è ancora una questione profondamente umana.


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FAQ


FAQ: Intelligenza Artificiale e Sviluppo Software - Perché l’AI da sola non basta

L’AI scrive codice in 5 secondi, ma il software è un sistema. Domande e risposte su coerenza, testing, Evals, allucinazioni e ruolo umano nello sviluppo con l’intelligenza artificiale.


L’AI può sostituire completamente gli sviluppatori software?

No. L’AI è bravissima a generare singoli pezzi di codice, ma il software non è un mucchio di parti: è un sistema che richiede coerenza, contesto e memoria. L’AI eccelle nel “come”, ma fallisce nel “perché”.


Perché l’AI scrive codice in 5 secondi ma non basta?

Perché la velocità di scrittura non elimina il costo dell’integrazione. Se ogni componente viene creato senza coordinamento, il sistema diventa incoerente, difficile da testare e costoso da mantenere.


Cosa significa “test del singolo pezzo” quando si parla di AI?

Significa che un componente isolato può funzionare perfettamente. Una funzione, una classe o un modulo possono superare il test locale, ma questo non garantisce che l’intero sistema funzioni.

Qual è l’esempio dei muratori robotici applicato all’AI?

Immagina robot superveloci che costruiscono pareti perfette in 5 secondi. Se non coordinati, uno fa una finestra dove un altro passa i cavi, un terzo costruisce una porta sul vuoto. Ogni mattone è perfetto, ma la casa crolla.

Cosa insegna l’esempio del romanzo scritto a 100 mani?

Che l’AI può generare 50 capitoli in 5 minuti, ma la trama può essere incoerente: il protagonista muore al capitolo 2 e ricompare al 10, la storia cambia città senza spiegazioni. Revisionare costa più che pianificare.

Cosa rappresenta l’orchestra senza direttore nello sviluppo software?

I musicisti sono gli agenti AI: bravissimi da soli, caotici insieme. Serve un direttore d’orchestra, cioè un architetto o un coordinatore, che definisca lo spartito condiviso, i contratti tra moduli e le decisioni architetturali.

Dove si sposta il costo quando si usa l’AI per programmare?

Il costo si sposta dalla scrittura del codice alla verifica, all’integrazione, all’architettura e al testing. Fabbricare i mattoni è quasi gratis; assicurarsi che formino un edificio sicuro è la parte più costosa.

Perché i test con l’AI sono più difficili?

Perché l’AI è probabilistica, non deterministica. Come una calcolatrice, un programma tradizionale dà sempre 2+2=4. L’AI può dare risposte leggermente diverse: il 90% perfette, il 10% allucinazioni.

Cosa sono gli Evals nell’AI?

Sono test continui e complessi che provano centinaia di casi reali per misurare l’affidabilità nel tempo. Non bastano più i controlli “giusto/sbagliato”: serve una valutazione probabilistica.

Cosa sono le allucinazioni dell’AI e perché sono un problema?

Sono risposte inventate o incoerenti. Nello sviluppo software, un’allucinazione può generare codice che sembra corretto ma introduce bug, vulnerabilità o incompatibilità.

L’AI ha contesto e memoria di progetto?

No, non nel senso umano. Non sa cosa è stato deciso ieri, perché una API è stata progettata in un certo modo o quali vincoli architetturali esistono. È un assistente brillante ma smemorato.

Qual è il ruolo umano nell’era dell’AI nello sviluppo software?

Definire il “perché”: architettura, regole, contratti, fitness functions, governance e revisione. L’umano deve orchestrare, non solo scrivere codice.

Cosa rispondere a chi dice “tanto il codice lo scrive l’AI in 5 secondi”?

Chiedigli: chi lo integra? Chi lo testa? Chi si prende la responsabilità di farlo funzionare insieme? Chi paga il debito tecnico? Il codice è la parte facile.

Come si evita il caos in produzione con l’AI?

Con barriere, controlli automatizzati, pipeline di governance, test continui, Evals, fitness functions e una chiara architettura. Senza questi, la velocità dell’AI erode la struttura del sistema.

In sintesi, l’AI rende lo sviluppo software più facile o più difficile?

Rende più facile produrre singoli mattoni, ma più critico e costoso garantire che l’edificio sia sicuro, logico e senza crepe. L’AI automatizza il “come”, ma il “perché” resta una questione umana.


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